Gelo estremo in Europa, è causa del riscaldamento globale?
Secondo i climatologi, il freddo Siberiano che nell’ultima settimana ha spazzato gran parte d’Europa potrebbe essere stato causato dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale. L’ondata di gelo ha provocato oltre 500 decessi e si tratta di un bilancio assolutamente provvisorio. Per quanto strano possa sembrare alle persone comuni, è una teoria con fondamenti scientifici consistenti.
Secondo i modelli climatici, lo scioglimento dei ghiacci nella regione artica, in particolare a nord della Russia, sembra apportare modifiche sostanziali al sistema dei venti portando aria polare sul continente Europeo. La perdita di ghiaccio registrata nell’ultimo anno nel nord della Russia, nei mari di Barents e Kara, è “drammatica”. Il risultato, ovvio, è che vasti tratti di mare sono rimasti “scoperti” rilasciando enormi quantità di calore nel sistema climatico del pianeta.
Un fenomeno che, secondo alcuni climatologi, influenza lo sviluppo enormi campi di alta pressione che indirizzano venti gelidi dalle regioni artiche e la Siberia verso l’Europa occidentale. L’esempio classico, a detta dei climatologi, è quel che sta accadendo nelle ultime settimane: l’Anticiclone Russo-Siberiano si è gonfiato come un pallone e si è diretto sull’Europa. Ecco cosa dice Stefan Rahmstorf, professore presso l’Istituto di Ricerca dell’impatto climatico di Potsdam. “La liberazione di calore dall’Artico porta alla formazione di un sistema ad alta pressione in prossimità del Mare di Barents, che inietta aria gelida in Europa.”
Un fenomeno che conferma quel che emerse da alcuni modelli climatici presentati nel 2009 dai ricercatori dello stesso istituto, che furono tra i primi a sostenere inverni sempre più rigidi nell’emisfero Nord a causa della perdita di ghiaccio sull’Artico.
Successivi studi effettuati presso l’Istituto di ricerca polare e marina Alfred Wegener, hanno anche confermato un legame tra la perdita di ghiaccio e la formazione di zone ad alta pressione nella regione polare, con conseguente modifica nella circolazione dei venti a latitudini meridionali. “Chiunque pensi che la riduzione del ghiaccio non sia un fenomeno preoccupante, si sbaglia,” ha detto Vladimir Petoukhov, che sviluppò il primo modello nel 2009. “Ci sono legami complessi tra il ghiaccio e il sistema climatico e probabilmente abbiamo scoperto che qualora si dovesse perdere completamente la parte che ricopre i mari di Barents e Kara, si innescherebbe un meccanismo di retroazione particolarmente incisivo.
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