Ecco gli edifici “a impatto climatico zero”
I ricercatori dell’Università di Greenwich stanno collaborando con altri colleghi presso l’University of Southern Denmark, Università di Glasgow e l’University College London (UCL) al fine di sviluppare materiali che in futuro potrebbero produrre acqua in ambienti desertici o essere capaci di sfruttare la luce solare per produrre biocarburanti.
Sfruttando gli studi di architettura e la collaborazione con i produttori dei materiali da costruzione, l’idea è quella di utilizzare protocellule – bolle di olio inserite in un fluido acquoso e sensibili alle sostanze chimiche o alle variazioni di luce – capaci di fissare il carbonio dall’atmosfera o creare rivestimenti simili al corallo , che potrebbero proteggere gli edifici da azioni erosive di varia natura. Il Professor Neil Spiller, architetto e capo della Scuola di Architettura e costruzioni dell’Università di Greenwich, rivela che il team di ricerca sta studiando le modalità di utilizzazione delle protocellule nelle città. “Vogliamo utilizzare la biologia sintetica, in modo etico, su larga scala. Le prime applicazioni nel mondo reale sarebbero nella costruzione degli edifici”.
Una installazione di questo tipo è visibile nel padiglione canadese alla Biennale di Venezia 2010, creato dall’architetto canadese Philip Beesley. La struttura fornisce un esempio di come le protocellule possano essere utilizzate per creare architetture di tipo carbonio-negativo.
Sotto la guida del professor Spiller, la Facoltà di Architettura e costruzioni di Greenwich sta studiando una serie di nuove tecnologie – come le nano-tecnologie, digitali e di sintesi – da utilizzare nell’immediato futuro nella pratica architettonica.
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